Uaar Ragusa

Blog dei soci Uaar della provincia iblea

La gestione della cosa pubblica come fosse cosa ecclesiastica

impianti

Se proprio si vuole trovare una nota positiva nell’ultima vicenda in cui il Comune di Ragusa ha dato prova del suo spiccato senso del clericalismo, questa è da ricercare nella reazione da parte dei vessati di turno. Perché stavolta i vessati avevano nomi, cognomi e ragioni sociali, non era genericamente la comunità ragusana. E si sa che quando si dice che a rimetterci è la collettività nessuno pensa istintivamente di esserne parte, si tende a identificare l’istituzione solamente con i suoi governanti per cui lo Stato non siamo noi ma è il governo Renzi, la Regione Sicilia non siamo noi ma è la giunta Crocetta, il Comune di Ragusa non siamo noi ma è la giunta Piccitto. Continua a leggere…

Presentazione di “Dio odia le donne” di Giuliana Sgrena

CopertinaBlog

“Dio odia le donne”, titolo dell’ultima fatica letteraria di Giuliana Sgrena edita da Il Saggiatore, non è certamente il primo libro a parlare del difficile rapporto tra l’universo femminile e le religioni, prime tra tutte quelle monoteistiche abramitiche, ma ha il pregio di essere attualissimo e dunque tarato sulla percezione che si ha oggi dei fenomeni religiosi e sull’influenza che questi hanno nelle società del terzo millennio. Continua a leggere…

Affettività, sessualità, generi e… gender

Locandina_AffSexGenLa società si evolve e con essa cambiano anche i programmi e l’organizzazione dell’istruzione scolastica. La rigida suddivisione per genere delle classi, quando non addirittura degli edifici, appartiene ormai alla storia, gli istituti femminili dove si insegnava il mestiere della perfetta donna di casa sono solo un lontano ricordo di persone non più giovanissime. Non siamo ancora alla piena emancipazione femminile ma la carriera lavorativa non è più preclusa alle donne. Difficile da percorrere, sicuramente, ma non più preclusa.

Se sul versante dei diritti delle donne sembra di essere ormai a buon punto, la lotta contro altre forme di discriminazione ed emarginazione che hanno come oggetto persone percepite come “diverse” è purtroppo ancora dura. Anche solo essere sospettati di avere identità di genere o orientamento sessuale diverso da ciò che viene ritenuto “normale” basta per scatenare la derisione, la denigrazione, l’odio. Fino a conseguenze drammaticamente estreme. Continua a leggere…

Conferenza dibattito sull’autodeterminazione nel fine vita

Dignità nella vita e nella morte locandinaSi può vivere in modo più o meno dignitoso, il modo in cui lo si fa dipende in genere dalle scelte compiute dalla persona e da circostanze incidentali. Si può dire la stessa cosa anche per quanto riguarda il morire? Certamente la fase finale della vita può svolgersi nel rispetto della dignità della persona oppure no, resta da vedere se anche in questo caso sono le scelte dell’individuo a determinarlo o se piuttosto le sue scelte vengono ostacolate, quando non addirittura proibite.

È intorno a questi temi che ruoterà la conferenza dibattito “Dignità nella vita, dignità nella morte”, organizzata dall’associazione Ipazia e dal circolo Uaar di Ragusa. L’appuntamento è per giovedì 17 alle ore 18.00 presso l’auditorium dell’AVIS, in via della Solidarietà. Interverrano come relatori il prof. Enrico Ferri, docente di filosofia del diritto presso l’Università Telematica Niccolò Cusano di Roma, e il dott. Silvio Viale di Torino, portavoce dell’associazione Exit Italia. Continua a leggere…

Il ritorno del figlio bastardo

adozioni-gay-lesbiche

Eppure pensavamo di essere andati oltre la suddivisione tra figli legittimi e illegittimi, vigente fino alla riforma del diritto di famiglia del 1975. Pensavamo che mai più nessuno avrebbe fatto alcuna distinzione tra tipologie di figli sulla base della modalità con cui questi sono stati concepiti. Ritenevamo che il principio secondo cui è l’interesse del minore a prevalere su tutto sarebbe stato il faro guida in qualunque punto del processo legislativo, prevalendo a sua volta sulle posizioni ideologiche che in qualche modo quel principio cercano di negarlo, o di limitarne la portata. Ci illudevamo, a quanto pare. Perché oggi, nel terzo millennio, sembra che le lancette dell’orologio abbiano iniziato a muoversi all’indietro per riportarci nuovamente a un mondo dove un bambino può essere privato di un diritto fondamentale: quello di chiamare mamma o papà la persona che sa essere tale. Continua a leggere…

Navigazione articolo