Uaar Ragusa

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Le “clericalate”di febbraio

Che in Italia la laicità dello Stato fosse solo scritta sulla carta (che poi anche questa in modo del tutto discutibile se andiamo a considerare certi articoli della Costituzione) ma mai messa in pratica, almeno i più attenti ce ne eravamo accorti (purtroppo). È un cancro, se così possiamo definirlo, che ormai ha generato metastasi su tutto il territorio nazionale; nei più reconditi recessi territoriali, fino ai più piccoli comuni. E’ così che assistiamo ormai ad innumerevoli clericalate messe in atto da tutte le istituzioni ed enti pubblici di ogni ordine e grado.

Anche il Comune di Ragusa non fa eccezione. Le clericalate sono sempre dietro l’angolo per non dire all’ordine del giorno e siccome uno dei tanti ruoli dell’associazione Uaar è quella di segnalare abusi di questo genere, noi siamo sempre prontissimi a lanciare l’allarme ogni qualvolta ce ne fosse bisogno. Ebbene, in questo mese di febbraio 2017 il Comune di Ragusa e l’Ospedale Civile hanno pensato bene (malissimo in realtà) di aggiungere al loro sterminato elenco altre due clericalate “fresche fresche”, appena sfornate. Si dà il caso che il Sindaco di Ragusa, Federico Piccitto (5 stelle) abbia avuto la bella (bruttissima in realtà) idea di dare a nome di tutta l’amministrazione comunale e dei cittadini ragusani, un augurio speciale ad un certo padre Giovanni Salonia, recentemente nominato vescovo ausiliare in quel di Palermo. Vorrei citare testualmente:

“Il sindaco Federico Piccitto e l’amministrazione comunale rivolgono fervide congratulazioni a padre Giovanni Salonia per essere stato nominato da Papa Francesco nuovo Vescovo Ausiliare di Palermo, assegnandogli la sede titolare di Butrinto. […] Padre Giovanni Salonia è una personalità di grande spessore spirituale e culturale – afferma il primo cittadino – Questa nomina prestigiosa è motivo di grande orgoglio per la Città di Ragusa. […]”

Come non notare, ancora una volta, l’ennesima presunzione di una persona portante una carica di rappresentanza pubblica, in uno Stato laico e democratico di portare un suo personale e privato sentimento religioso a nome di tutta la collettività che per definizione è eterogenea. Si dà per scontato che la collettività condivida i suddetti auguri per un personaggio rappresentante una nota confessione religiosa, senza chiedersi: cosa ne pensino i non credenti, gli indifferenti o i credenti delle altre confessioni religiose? Si sentono rappresentati da una simile piaggeria “a nome di tutta l’amministrazione comunale”? È un deficit di laicità: in questo paese non è ancora matura la percezione di ciò che è la pubblica amministrazione laica e cosa invece le ideologie religiose pertinenti alla sfera privata dell’individuo spogliato dalla fascia tricolore, o di qualsiasi distintivo di carica pubblica.

Dal canto suo, l’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa ha aperto le proprie porte al vescovo Cuttitta in occasione della trentanovesima “Giornata diocesana per la vita”, con l’immancabile messa in memoria delle “vite spezzate”. Le iniziative si sono ovviamente svolte all’interno dello stesso ospedale, nelle corsie. Il riferimento all’aborto sembra alquanto palese. Cuttitta ricorda a tutti che “Chi ama la vita, non la toglie ma la dona, non se ne appropria ma la mette a servizio degli altri”, e le sue parole non possono che rimandare ai recenti fatti di cronaca, che hanno portato per l’ennesima volta sotto i riflettori l’inettitudine di una classe politica sorda alle esigenze dei suoi cittadini tutti, ad esclusione di quanti – profondamente conservatori – continuano ad arrogarsi il diritto di scegliere per gli altri.

E’ di pochi giorni fa – infatti – la notizia amara dell’ultimo viaggio in Svizzera di dj Fabo, costretto ad espatriare per affermare il diritto di decidere per sé, il proprio corpo e la propria vita. Altresì è ancora di pochi giorni fa la notizia gravissima di una donna del padovano costretta a girare in lungo ed in largo (si parla di più d’una ventina di ospedali) per vedersi riconosciuto il diritto all’aborto.

In un clima di assordante silenzio da parte delle istituzioni, che lasciano i propri cittadini senza quei diritti di autodeterminarsi che sembrerebbero basilari per ogni paese che voglia proclamarsi civile, è ancora più grave il servilismo di certe istituzioni, locali o nazionali che siano, nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, sempre pronte a sentenziare sulla vita del prossimo, sempre solerti nell’influenzare le decisioni e discussioni del legislatore, condannando nei fatti la popolazione tutta ad un immobilismo culturale e legislativo ormai insostenibile. In questo quadro persino l’augurio del primo cittadino – che pure sarebbe stato del tutto lecito in un contesto privato e non istituzionale – suona saturo di quella genuflessione istituzionale che ha reso ormai insofferente la parte laica della società.

fonte delle notizie

Comune di Ragusa

Ragusa oggi

 

 

Di Andrea Patriarca e Ambra Cataudo 

 

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