Uaar Ragusa

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La gestione della cosa pubblica come fosse cosa ecclesiastica

impianti

Se proprio si vuole trovare una nota positiva nell’ultima vicenda in cui il Comune di Ragusa ha dato prova del suo spiccato senso del clericalismo, questa è da ricercare nella reazione da parte dei vessati di turno. Perché stavolta i vessati avevano nomi, cognomi e ragioni sociali, non era genericamente la comunità ragusana. E si sa che quando si dice che a rimetterci è la collettività nessuno pensa istintivamente di esserne parte, si tende a identificare l’istituzione solamente con i suoi governanti per cui lo Stato non siamo noi ma è il governo Renzi, la Regione Sicilia non siamo noi ma è la giunta Crocetta, il Comune di Ragusa non siamo noi ma è la giunta Piccitto.

Gli impianti pubblicitari di viale Europa rimossi in vista dell’inaugurazione della nuova chiesa San Pio X appartenevano però, appunto, non alla comunità ma ai loro proprietari, in difesa dei quali sono intervenute le associazioni di categoria dicendosi giustamente indignate. Non si trattava di impianti abusivi, per cui sarebbe stata ragionevole una rimozione d’ufficio, ma di impianti dotati di tutte le autorizzazioni e i nulla osta necessari. Anzi, proprio per quanto riguarda gli impianti abusivi le stesse associazioni lamentano l’inazione del Comune a fronte delle loro ripetute segnalazioni. Massima solerzia quando invece si tratta di compiacere l’ecclesiastico di turno: gli impianti sono letteralmente spariti senza nessuna notifica ai proprietari che oltretutto chiedono notizie sul luogo dove sono stati conferiti. Siamo quasi all’appropriazione indebita, e comunque davanti a un vero e proprio atto di bullismo istituzionale. Paradossalmente il danno per noi contribuenti potrebbe perfino aggravarsi nel caso venisse avviata un’azione legale contro il Comune e questi dovesse soccombere.

Peraltro alla parrocchia in questione non è certo mancato il sostegno dell’amministrazione comunale in passato. Nell’ormai lontano 2004 il luogo in cui è stato edificato il tempio veniva ampliato mediante l’assegnazione del diritto di superficie su un’area comunale di 6.500 mq da adibire a oratorio, che andava ad aggiungersi agli 8.200 mq già di proprietà della parrocchia. Successivamente al parroco veniva assicurato che il Comune avrebbe contribuito alla realizzazione del salone parrocchiale con un impegno di spesa di 30 mila euro, cosa avvenuta regolarmente con una prima tranche di 10 mila euro assegnata nel 2008 e una seconda per i rimanenti 20 mila euro assegnata nel 2010. La cittadinanza ringrazia. Tutta, a prescindere dall’orientamento religioso di ciascuno. Dulcis in fundo, l’attuale amministrazione ha ritenuto fosse il caso di farsi carico anche della realizzazione del parcheggio antistante il sagrato, così ne ha deliberato la costruzione contestualmente alla realizzazione del marciapiede, questo evidentemente pubblico, e di un’area a verde sul terreno della parrocchia. Altri 200 mila euro prelevati dalle casse comunali e destinati in larghissima parte a opere riguardanti solo l’edificio ecclesiastico. Per il resto si attinge all’Otto per mille, quindi sempre alle tasse pagate dai cittadini.

La chiesa San Pio X non è però, purtroppo, l’unica destinataria di favori e denaro pubblico della galassia cattolica, né l’attuale amministrazione si è finora distinta particolarmente per laicismo. Anzi, semmai proprio il contrario, sebbene non sia partita del tutto con il piede sbagliato. Degli esordi ricordiamo infatti l’istituzione del registro delle unioni civili, salutato da noi con soddisfazione per l’importante segnale dato, ma anche il registro dei testamenti biologici a proposito del quale corre comunque l’obbligo di precisare che è scaturito da deliberazioni adottate dal commissario straordinario Rizza, amministratrice fino alle ultime elezioni, e che si è comunque tentato di rendere più digeribile alla Chiesa. Poi qualcosa dev’essere accaduto, un fulmine deve aver colpito Palazzo dell’Aquila come a suo tempo Saulo sulla via di Damasco.

Si parte dal finanziamento della ristrutturazione di chiese attingendo ai fondi della legge su Ibla, che in alcuni casi appare giustificato come ad esempio quello riguardante la chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, meglio nota come “l’archi”, in altri decisamente meno come per la chiesa dell’Ecce Homo e per il teatro vescovile. In un maldestro tentativo di far apparire queste ultime operazioni come finalizzate al bene comune, al danno è stata aggiunta la beffa sotto forma di vincoli che tutto sembrano tranne che vantaggiosi per il Comune. Nel caso degli edifici di culto questi vincoli richiesti sono l’apertura al pubblico e la disponibilità per eventi organizzati dal Comune, mentre per il teatro si richiede un certo numero di giorni in cui teoricamente questo dovrebbe essere a disposizione del Comune. E qui siamo all’insulto dell’intelligenza dei cittadini: davvero si pensa di poter dare a bere che, con i tanti edifici che ha a disposizione, al Comune serva il teatro vescovile? Per giunta accettando come paletto un nulla osta preventivo sull’eventuale iniziativa da organizzare, che deve essere “rispettosa dei principi di moralità cristiana”. La rinuncia alla laicità val sicuramente bene una messa.

Che dire poi dell’endorsement municipale a proposito dell’insediamento del vescovo Cuttitta? A livello economico si tratta di briciole, nulla di paragonabile alle cifre per le iniziative già citate, ma dal punto di vista simbolico evidenzia una spiccata tendenza alla genuflessione. Non solo il Comune si è fatto carico dell’installazione del palco in p.zza San Giovanni, ma ha pure installato ben cinque bagni chimici! Pur essendoci già dei bagni pubblici nella stessa piazza. Alla fine questi bagni sono rimasti inutilizzati perché evidentemente sovrastimati rispetto alle presenze registrate: circa 500 persone in larghissima parte religiosi o gravitanti nell’orbita delle parrocchie, come ad esempio gli scout Agesci. In compenso le strade intorno alla piazza sono state inaccessibili per diverse ore, con i vigili impegnati a spiegare ai cittadini il motivo, e i pochi presenti hanno potuto “godere” (si fa per dire) delle commoventi parole pronunciate dal sindaco Piccitto.

Massimo Maiurana

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